La musica nei campi di concentramento

La musica nei campi di concentramento

Una musica per sopravvivere.

La Musica si può analizzare scientificamente e oggettivamente come suono, possiamo parlare della sua altezza, del timbro, della durata; possiamo discutere nota dopo nota della tecnica compositiva del brano musicale, ma non si riesce mai pienamente a valutare quale impatto determinerà nell’ascoltatore.

John Sloboda, musicologo e rappresentante della Psicologia Cognitivista afferma che “vista con il freddo occhio del fisico, un evento musicale è solo una raccolta di suoni di varia altezza, durata, e altre qualità misurabili. In qualche modo, la mente umana attribuisce a questi suoni un significato. Essi diventano simboli per qualcos’altro che va al di là del puro suono, qualcosa che induce a piangere o a ridere, che piace o dispiace, che commuove o lascia indifferenti.”

Leggi l’articolo di Angela Forin sul sito Musicologica.

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