
Gli accordi ci sembrano piacevoli quando le note sono in proporzioni semplici tra loro. Questa scoperta, fatta da Pitagora, ha condizionato la musica occidentale. La risposta emotiva agli accordi, come l’idea che il maggiore sia felice, invece, è legata più alla cultura che alla fisica.
La musica è quasi sempre formata da accordi, cioè da più note suonate insieme. Ma come mai alcune combinazioni suonano meglio di altre? Non si tratta di un caso, ma dipende dalla lunghezza d’onda delle note che vengono suonate: la piacevolezza dipende proprio dal rapporto matematico tra le loro lunghezze d’onda. Più il rapporto è semplice, più le note “suonano bene insieme”. Questa intuizione, già nota a Pitagora, è alla base della musica occidentale e della costruzione degli accordi che ascoltiamo ogni giorno. Gli accordi, infatti, ci sembrano “suonare bene” perché le lunghezze d’onda delle note coinvolte si combinano bene tra loro.
L’interpretazione di ciò che “suona bene”, però, non è solamente matematico, ma è anche fortemente culturale. In questo articolo vediamo com’è nata la teoria musicale di Pitagora e come alcune delle convenzioni “ovvie” per noi, non lo siano affatto in altre culture.
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