Come se i pesci – Abeat 2009


Roberto Demo voce
Tino Tracanna sax tenore, soprano e whistle
Luigi Martinale piano
Stefano Risso contrabbasso
Paolo Franciscone batteria

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      Come se i pesci


“Il tempo passa veloce, a volte troppo! Avremmo bisogno di rallentare… Siamo immersi nel tempo, eppure a volte non riusciamo a trovarlo…
Come se i pesci non potessero trovare l’acqua”.

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Seme e germoglio (R.Demo)
vorrei essere chissà chi… chissà cosa…
siamo il frutto di quello che è stato, seme e germoglio di quel che sarà…

Se io fossi Dio (R.Demo)
la sofferenza… a volte necessaria, spesso incomprensibile

Come se i pesci (R.Demo)
immersi nel tempo, non riusciamo a trovarlo… come se i pesci non potessero trovare l’acqua

Tra le righe (R.Demo)
la verità… quanto è difficile riconoscerla!

Nel cielo dei bar (F.Buscaglione)
un dramma senza tempo…

Idee (L.Martinale – R.Demo)
le idee: nutrimento della mia vita… inevitabile utopia.

Ragazzo fortunato (Jovanotti – M.Centonze – Jovanotti)
sono io! avrei voluto scriverla io…

Il filo rosso (R.Demo)
in volo da voi, figli.

Sogno di una nota di mezza estate (R.Demo)
non ricordo quasi mai i sogni che faccio… questo è ad occhi aperti.

Lost in Iceland (R.Demo – L.Martinale – S.Risso – P.Franciscone)
Sommerso e rapito dall’incredibile bellezza dell’Islanda…

Rossetto e cioccolato (R.Pacco – O.Vanoni – O.Avogadro )
la cucina, la sensualità…

Si naviga lenti (R.Demo)
il senso del tempo… stravolto dalla tecnologia

Il momento della semina (R.Demo)
distillando la vita, come un liquore prezioso, vedrai condensare saggezza.
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13 composizioni – 10 originali a cui si aggiungono il drammatico “Nel cielo dei bar” di Buscaglione, la sensuale “Rossetto e cioccolato” della Vanoni e “Ragazzo fortunato” di Jovanotti  … ovviamente tutto sempre in chiave jazz… che rappresenta il linguaggio fondamentale su cui tutto si regge. Equilibri sottili, difficili da mantenere, in cui l’italiano non è più lingua frenante sul piano dello swing, rimanendo quindi ancorati con la grande tradizione della canzone italiana, ma spaziando anche con timbriche originali per esaltare l’abilità di Demo nelle variazioni ritmiche e nello scat.
I testi sono il frutto di una riflessione a tutto tondo sul senso della vita, con le sue difficoltà, le speranze, le gioie e le frustrazioni. 
Gli arrangiamenti sono stati realizzati dal gruppo intero. La rielaborazione armonica è il risultato dell’esperienza di Luigi Martinale (piano) e Stefano Risso (contrabbasso), mentre l’uso del riff, che spesso cementa le sezioni delle varie composizioni, vede in Paolo Franciscone (batteria) un interprete ideale. Le improvvisazioni ed i controcanti sono poi impreziositi dall’intervento di Tino Tracanna (sax), sempre molto presente, ispirato ed elegante.
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Recensioni

Jazzit 58 – 2010 (maggio-giugno) – Eugenio Mirti

Il nuovo album di Demo è caratterizzato dall’efficace lavoro del collettivo: la band non accompagna “semplicemente” la voce, interagisce piuttosto in un progetto collegiale che valorizza le parti vocali ma allo stesso tempo lascia ampi spazi a tutti gli strumentisti. Demo canta in maniera convincente e personale, in alcuni episodi si sovraincide e in altri “scatta” con gusto; … divertenti le riletture di Buscaglione, Jovanotti e Vanoni che rendono ancora più vario un disco estremamente godibile.
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Jazzitalia.net (settembre 2010) – Morena Ragone

… Un lavoro in cui tutti i brani originali dell’artista si connotano per la pulizia, la ricchezza dei testi, la precisione ritmica, nonchè per le fioriture melodiche dell’indispensabile sax di Tracanna.
… Una riflessione a tutto tondo, quindi, sul senso della vita, “sull’acquario senz’acqua” nel quale spesso ci troviamo a vivere, sulle difficoltà e i casi che la vita ci presenta;
…E’ un disco molto maturo, impreziosito da un trio di strumentisti molto validi (Paolo Franciscone alla batteria, Luigi Martinale al piano, Stefano Risso al contrabbasso) che con le continue interazioni accompagnano la voce di Demo, con risultati notevoli soprattutto nelle composizioni dello stesso Demo…
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Musica Jazz (novembre 2010) – Michael Alberga

Tra poesia e musica, il terzo disco di una delle rare voci maschili attive nel jazz in Italia è un lavoro sicuramente originale, costruito intorno alle doti canore del cantante piemontese. Freschezza musicale e linguistica attraversano l’album con una piacevole volontà di giocare con le parole. Le musiche, accattivanti sono impreziosite da jazzisti ben noti per le proprie doto musicali e interpretative come Tracanna, Martinale e Risso, sostenuti dal preciso drumming di Franciscone…
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Massimo Tarabelli (dir.art.Ancona Jazz) – da una lettera personale…  novembre 2010

… il disco è bello, originale e molto riuscito in un campo, quello della canzone jazz, piuttosto praticato in questi ultimi anni, ma da nessuno, mi sembra, con i tuoi risultati… il jazz è il linguaggio fondamentale su cui tutto l’impianto del song si regge. Parlo di equilibri sottili, difficili da mantenere, eppure direi proprio che tu ci sia riuscito… L’italiano non è più lingua frenante sul piano dello swing, e la simbiosi con la ritmica appare subito evidente. Conoscevo già le capacità di Martinale e co., e fai benissimo a tenerteli stretti. Un cantante, ben più di qualsiasi altro strumentista, ha bisogno soprattutto di un pianista che ne conosca i più reconditi pregi e virtù. Pensa a Frank, che si è tenuto per una vita Bill Miller, a Tony Bennett con Ralph Sharon, a Sarah, Ella e tutti gli altri.
Complimenti quindi per le tue capacità compositive e tecniche, sempre molto agili soprattutto nei momenti scat. Un disco finalmente che ha un senso e a cui auguro le migliori fortune…
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jazzconvention.net (novembre 2011) – Flavio Caprera

Note sospese tra jazz e canzone d’autore. Stili a confronto con un’inequivocabile base jazz. Feeling e swing, pensieri profondi, riflessioni quotidiane di una vita in bilico tra presente e passato. Aspirazioni futuribili tra incanto e realismo… sono alcune delle riflessioni in forma di canzone di Roberto Demo, cantante raffinato e di comprovata affidabilità, che interpreta efficacemente gli stili che è chiamato ad interpretare destreggiandosi egregiamente anche nell’uso dello scat (Tra le righe). Le melodie di Tracanna al sax fanno il resto. Il sassofonista cuce e ricama, attorno alle parole di Demo, con fantasia ed inventiva, riempiendo gli spazi lasciati vuoti dalle liriche del cantante (Se io fossi Dio). Il piano di Martinale è provocatorio ed irregolare, a tratti scanzonato. Come se i pesci ne è la controprova. Egli si lancia in un dialogo zoppicante ma preciso con la voce di Demo… Molto bella la versione di Nel cielo dei bar di Buscaglione. Demo confeziona un brano più sofisticato e moderno rispetto all’originale… L’impressione che si ha è che il nostro cantante sia più comunicativo, diretto e spontaneo quando interpreta i suoi pezzi. Si sente che li vive, che la musica e le parole trasudano dal suo corpo, che padroneggia la materia sonora restituendo (Il Momento della semina) all’ascoltatore, o almeno provando a farlo, le sue stesse emozioni.

 

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